Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/16

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— Sì, con noi. È la cugina del mio primo papà che è morto, e fa tutto in casa.

— Ho capito. È una parente povera.

Poi parlarono di cose più importanti. Sopra la siepe a destra del viottolo, fra le tamerici cineree appariva l’azzurro intenso del mare; e adesso Ola volgeva da quella parte gli occhi un po’ incantati.

— Chi fa tutta quell’acqua? — domandò sottovoce, presa dal grande mistero.

— Ah, ne avremo del tempo per rispondere; — egli esclamò forte; e d’un tratto vide il vuoto dei suoi giorni disoccupati riempirsi come l’orizzonte del mare.

— Tu, non vai a scuola?

— Io no; ancora sono piccola.

— Bene, la scuola te la farò io. Andremo sulla spiaggia e ti dirò chi fa tutta quell’acqua.

Ma lei già non aveva simpatia per la scuola, e osservò che sulla spiaggia ci sono le conchiglie; meglio che studiare è, certo, raccogliere le conchiglie. Anche i fiorellini le piaceva cogliere, e vedendone una fila tremolante sull’erba del viottolo pregò il nonno di farla scendere. Prima però, toccando ancora la spilla, volle dirgli una cosa in segreto.

— Non dirlo a nessuno, che me la dài.

Mai egli aveva ascoltato un segreto più delizioso; e il soffio di quella bocca profu-