Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/160

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— Puoi parlare lo stesso. Ti ascolto.

— Ebbene, — ella esclamò allora con prepotenza, — peggio per lei se mi sentono. Suo figlio è tornato oggi, e quando ha letto la sua lettera mi ha mandato via di casa; e poichè io non volevo andarmene mi ha cacciato via a staffilate, minacciando di uccidermi. Ho i segni qui, sulle braccia e sulle spalle. E io non so dove andare. Bisogna che lei adesso vada a dirgli che provveda a me. Altrimenti ...

— Altrimenti?

— Altrimenti succede qualche cosa di grosso. Sono come una bestia arrabbiata, lo sente? Sono capace di tutto. Di tutto, — gridò, scuotendo con furore il cancello: e i suoi occhi luccicavano come quelli di una tigre in gabbia.

Egli pensò ad Ola; Ornella era capace di vendicarsi su lei. Allora si sentì come in punto di morte, al limite fra il mistero terribile della vita, intessuto di errori, di dolore e di castigo, e il mistero ancora più terribile, perchè inspiegabile, dell’al di là.

Aprì il cancello e fece entrare la donna.

Quest’atto parve subito, se non placarla, piegarla. Senza più parlare lo seguì fino alla stanza, e si abbandonò, stremata di forze, sulla sedia che egli le porgeva.

Al chiarore del piccolo lume deposto sulla tavola, egli osservò che il viso di lei era stravolto