Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/213

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— È sua moglie? — domandò stupidamente; e spalancò gli occhi perchè lei rideva: quel riso sguaiato e compiacente col quale un tempo ella usava accogliere i complimenti e le insolenze maschili.

— È la mia dama di compagnia, — disse il maestro, preso anche lui da una insolita e maliziosa gaiezza. — Sedete.

Il giovine sedette, deponendo per terra lo zaino e il berretto, senza smettere di fissare Ornella che s’appoggiava al dappiede del lettuccio quasi per difendere il suo padrone da ogni possibile pericolo.

Ma la presenza di lei dava fastidio al maestro. — Prepara una tazza di vino caldo, — le disse, poi si rivolse al giovine. — O avete bisogno di mangiare? Senza complimenti.

— Grazie, grazie, non voglio nulla. Sono venuto solo per vedere la casa. Ho finalmente un passaporto e voglio andarmene lontano, nei paesi più sconosciuti del mondo: così mi parrà di essere un risuscitato. E può darsi che faccia anche fortuna.

— Può darsi, — ammise il maestro; — ma non sarebbe meglio, anche nell’interesse del vostro fratello, di costituirvi?

— Costituirmi? E perchè? Per essere condannato all’ergastolo? E a mio fratello che gioverebbe? Potrò aiutarlo in altro modo, e me-