Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/225

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La mattina dopo, di buon’ora, Ornella andò dai contadini per pregarli che si recassero a chiamare il dottore: nella notte la febbre era cresciuta al maestro e adesso egli respirava con affanno.

— Chi c’è stato da voi ieri sera? Il cane era inquieto, sebbene non abbaiasse.

— Nessuno c’è stato, — affermò lei recisamente.

Il dottore arrivò solo verso mezzogiorno, in bicicletta, col cappotto di stoffa impermeabile tutto lucido e sgocciolante di pioggia.

La sua figura incappucciata e nera, parve di cattivo augurio al malato; al quale questo presentimento della morte non dispiacque. Era stanco: forse Dio voleva riprenderselo e sciogliere così i problemi della sua povera vita: ed egli si abbandonava al suo male con la tristezza che il male dà alla carne ma con una luce di speranza nell’anima pronta al grande viaggio.

Il dottore però lo incoraggiò. Era un uomo anche lui già quasi vecchio, stanco e timido, che non credeva alla sua scienza e andava dritto al cuore del malato. Anzi la prima cosa che faceva era di ascoltare questo cuore e se lo trovava fisicamente forte dava per salvo anche un moribondo.

— È tutta questione del cuore, — disse al maestro, ricoprendolo dopo averlo esaminato