Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/238

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accorse che dalla tavola mancavano il calamaio e la penna.

La mattina dopo, quando Proto venne a domandare notizie, egli mandò Ornella a fare la spesa e pregò il contadino di fermarsi un momento con lui. L’uomo non domandava di meglio: era accigliato e con gli occhi gonfi, come uno che ha passato una brutta notte, e desiderava sfogarsi.

— Ha sentito ieri sera, che baccano? Io comincio a credere che Gesuino mio fratello sia posseduto dal demonio: lo dico sul serio. Io non sono superstizioso, ma ricordo le storielle che raccontava mia moglie. Lei diceva che le anime dannate girano per il mondo ed entrano nel corpo degli uomini semplici. E così credo che Gesuino sia posseduto dall’anima del padre ucciso qui dai figli.

— Va bene: ma e voi che gli rispondete? Siete invasato anche voi?

— È vero, — disse Proto; — è proprio vero.

— Questo di buono avete, tutti e due fratelli; mi date sempre ragione, salvo poi a farvi continuamente del male. Perchè ieri sera avete litigato?

— Chi lo sa? Gesuino è tornato di qui con un umore feroce: ha cominciato col bastonare il cane, ed io naturalmente ho protestato. Di lì la questione.