Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/64

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menti le ceste nere furono colme di larghe sogliole grigie e oleose, di cefali argentei e di triglie grassoccie color carne rosata: i gamberi rossi che ancora agitavano le tenaglie dentate delle loro zampe furono messi da parte con disprezzo, assieme coi mucchi dei pesciolini di scarto nudi e scivolosi come vermi.

Poi le ceste furono caricate sui carretti a mano, spinti dai pescatori che parevano balzati dal mare dopo averne raccolto i pesci come i contadini raccolgono i frutti della terra.

Ola, il nonno e il cane li seguivano. Qua e là sulle pietre luccicanti del molo giaceva qualche pesciolino morto, perduto dalle ceste; il maestro cercava di non metterci su il piede, per un senso di pietà quale i grossi pesci della pesca non gli avevano destato; e Ola, quasi indovinasse di nuovo i pensieri di lui, si piegava, con due ditina prendeva i pesciolini e li buttava nel mare: e l’acqua apriva e chiudeva come una piccola bocca per ingoiarli.

— Torneranno vivi, nonno? No, vero? Quando si è morti non si toma più vivi.

Egli trasalì ancora, nel suo cuore; perchè d’un tratto un ricordo sinistro attraversò la grande luce di quella sua felicità oceanica.


Senza volerlo, intanto, si lasciava condurre da Ola; e Ola andava dietro i pescatori, sicura