Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/78

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la testa e andò avanti mortificata. Le sue gambe a metà nude, dritte, eguali, levigate come di marmo rosa, commossero il maestro: ecco le colonne sulle quali oramai si poggiava tutto il suo mondo. Alle ombre di poco prima seguì una grande luce; ed egli ricordò un canto religioso che gli avevano insegnato in un tempo lontano, e del quale ricordava solo due versi e non interi:

    Il marinaio su le onde
ti invoca, o Signore....

Null’altro; ma come dai ruderi s’intravede una metropoli dispersa nel tempo, tutta una sinfonia grandiosa di speranza e d’amore risorgeva dalle poche parole del cantico lontano.

— Io ti ringrazio, Signore; e tu perdonami se dubito ancora di aver ritrovato il porto. Eccomi qui, nel sole, con questa creatura, con Te: ho peccato e, forse, ancora non espiato; ma il mio cuore sarà puro, e pura sarà la mia carne fino all’ora della morte: e tutto ti offro, e tu passa sopra di me con tutte le legioni del dolore purchè il male non sfiori la nuova vita che cammina al mio fianco.

Riprese la manina di Ola e camminarono silenziosi.

All’appressarsi a casa disturbò di nuovo