Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/87

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— E poi mi dà le caramelle di nascosto, — rinforzò Ola.

— Tu però non le devi dare troppa confidenza, hai capito, non fare la sciocca con lei. Se sapesse, — riprese rivolgendosi al maestro, — quante donne di servizio ho provato, una peggiore dell’altra: Ornella, almeno, è fidata; la notte si alza, se le sembra di sentire qualche rumore sospetto ed è capace di affrontare i ladri da sola.

Parole e parole: cadevano nel vuoto e ne accrescevano il buio: e la donna lo sentiva.

— Lo so, — riprese, più viva, — dovrei parlare con Ornella e metterla a posto io. Ma è come parlare al muro: non capisce nulla. Capiscono le bestie? domandò guardando il maestro come fossero d’intesa fra loro a parlare un linguaggio che la bambina non dovesse intendere. — D’altronde io non posso nè voglio abbassarmi a lei. La sgrido spesso, è vero, per cose da niente, e lei prova gusto a questo che sa un semplice giuoco; ma se io tentassi di dirle solo una parola che potesse colpirla sul vivo, ella è capace di saltarmi al collo e strangolarmi.

Il maestro provò un brivido interno: perchè di questa violenza nascosta di Ornella egli ne era sicuro: bastava guardare gli occhi felini di lei.

— E mandala via, — disse sottovoce; e nello stesso tono la donna ripose:

Deledda. La fuga in Egitto. 6