Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/119

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ferenza, forse l’odio di tuo fratello, che non desidera rivederti, t’aspetta la derisione del prossimo. La vita è breve, e il mondo che desideri è più indicibilmente triste di come lo lasciasti.

E si trovò nuovamente forte contro la tentazione e la stoltezza dei profani desiderî, e una gran serenità la invase. Fece alcuni passi e, curvatasi dietro l’altare, prese una fiala, del cui limpido olio giallo rifornì la lampada.

Alla luce della fiammella, che tosto si ravvivò, il suo viso spiccava illuminato sul fondo già oscuro della parete. Era un volto infantile, dalle guance brevi e piene, con la bocca rossa sporgente e le sopracciglia e le ciglia lunghe e bionde. La persona piuttosto piccola, ma sottile, dal collo lungo, il busto svelto e i fianchi eleganti, apparve alta nella lunga veste nera e nel rossastro chiaroscuro dell’oratorio.

Rimessa la fiala, Silvestra uscì, inchinandosi prima di chiuder la porta.

Dalla ruota saliva un leggero vapore odoroso di selvaggina, accomodata con aceto e rosmarino.

— Stefano è stato a caccia! — pensò.

Nell’altro piatto era una piccola e sottile torta di pasta e formaggio fresco ingiallito con lo zafferano.

— Hanno già fatto i dolci per Pasqua, —