Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/118

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alle voci della natura, che le parlava con gli astri e le notturne fragranze. Aveva desiderato notizie del mondo. Aveva trascurato la preghiera ed il lavoro.

Si era forse pentita dei suoi voti?

— Questo no! — gridò fra sè, sollevando la testa. Ma aveva sentito rancore per coloro che indirettamente l’avevano costretta a pronunziare il voto. E coloro erano i suoi parenti. Aveva rimpianto vagamente la sua vita passata. Aveva segretamente pianto la morte della sua vita. Desiderava dunque il passato?

— No; ma non posso certe volte allontanarne i ricordi. La tentazione è più forte di me, la tentazione mi vince. Aiutatemi voi, o sacro Cuore di Maria, ridonatemi la pace, illuminatemi....

Reclinò la testa e chiuse gli occhi. Quando cessò di pregare e d’esaminarsi era quasi buio; s’alzò e, sentendosi stanca, s’appoggiò un momento all’inginocchiatoio. E nella nuova posizione, fra l’oscurità crescente, provò un gelido e calmo senso di sollievo. L’ultimo roseo raggio del sacro Cuore, trasfondendosi nell’oscillante luce della lampada, le parlò:

— Che credi tu di ritrovare nel triste mondo ove desideri ritornare? Non c’è nulla per te: il tuo amore è morto, la tua casa è triste: ti aspetta il dolore e il barbaro lutto sardo per la vicina morte di tuo padre; t’aspetta l’indif-