Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/115

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mente, e la luminosità irradiante la Vergine del Carpaccio si colorava di sprazzi scarlatti, quasi al riflesso d’un freddo ma rosso tramonto autunnale.

In alto, nel cinereo pallore della nicchia, la Madonnina svaporava assumendo una trasparenza incorporea; più in alto, sul sarcofago di neve opaca, il cuore non aveva più raggi d’amore e di carità, e le fiammelle si restringevano spegnendosi. Il pensiero s’elevava a Dio, ringraziando per l’indifferenza e l’oblio sonnolento che l’inverno stendeva sulle cose e sulle anime; e il cuore dimenticava e taceva.

Ma venne la primavera. Sul cielo ancora freddo, ma alto e nitidissimo, riapparve qualche rapido volo di rondine e il sole scese nel cortiletto, indugiandosi negli angoli umidi, verdognoli di museo, ove era rimasto qualche rimasuglio di neve ghiacciata; sulle creste dei muri luccicarono verdi e lavati i frantumi di vetro; i davanzali di granito resi bruni dall’umido riprendevano la prima tinta chiara; e sulle grigie cime del noce dell’orto attiguo gli estremi rami sottili si squarciarono per lasciar uscire le gemme.

Di mattina, all’aurora, la brezza ancora fredda portava sottili fragranze di mandorli fioriti, di siepi rinverdite lungo i margini del fiume, di sambuchi galleggianti sulle acque, e di grani nascenti; nei tiepidi meriggi giunge-