Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/126

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 118 —


Un triste pensiero venne a Silvestra, il cuore le martellò forte, e subito mostrò allo zio di non far gran conto dei suoi consigli perchè gli chiese, col volto sollevato ed intento:

— Lo hanno condannato?.

Ma prete Arca era dopo tutto uomo, e uomo che aveva attraversato il mondo (mare di pece ardente, egli lo chiamava), e la sua parrucca rossa sapeva com’egli un tempo aveva molto pensato di combinare il matrimonio sognato dalla nipote.

— Non è condannato, non è arrestato neppure.... — Silvestra sospirò e sentì la nuca sudata per commozione e sollievo; — ma è come se lo fosse. Un uomo solo poteva salvarlo, il Chessa, e il Chessa è morto!

— Morto? — disse Silvestra, e impallidì, e il sudore le si gelò.

— Morto! — ripetè il prete, e il suo volto riprese un’espressione che proibiva le mondane curiosità della confidente.

Ella nascose il volto fra le mani e non domandò altro; don Arca percepì che ella non l’ascoltava, tuttavia proseguì, tirando in alto la sottana in modo che apparvero le fibbie lucenti delle sue lunghissime scarpe:

— Che faresti tu dunque nel mondo, figlia mia? Il mondo è un mare di pece bollente, che si attacca e brucia e macchia coloro che lo attraversano. Beata te che ne sei lontana, beata