Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/128

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Per qualche istante rimase a mani sollevate ed aperte, ad occhi aperti, a bocca aperta, con espressione di sovrana meraviglia su tutto il volto, suggestionando Silvestra più col gesto che colle parole.

Anch’ella sollevò inconsapevolmente il viso, e sentì una pace, una purezza, un gaudio sovrumano scenderle per la gola al cuore, come un liquido filo di miele e d’ambrosia.

Questo gaudio le durò parecchi giorni, non più offuscato da rimorsi od incertezze. Passò una Pasqua adorabile, in digiuni ed intense preghiere, ch’erano proprio un inno di ringraziamento e d’amore al Signore; non era l’amore isterico e morboso delle pulcelle bigotte, ma un puro amore intenso, una diretta relazione intima con Dio, che le inondava i pensieri ed i sensi di grandiosa serenità.

L’oblio e l’indifferenza per il mondo, i propositi monastici le sembravano più forti che durante il passato inverno, nelle cui notti ventose, se non ascoltava, sentiva però la lontana voce di lui: ora nessuna voce poteva più giungerle nè in realtà, nè in sogno; ora udiva soltanto la voce della eternità, che continuamente e nitidamente le faceva percepire la vanità moritura del tempo e delle cose.

Ogni notte, andando a letto, e coricandosi con le mani piamente incrociate sul seno, di-