Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/147

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Silvestra pianse, dopo aver rievocati in tutti i suoi minimi particolari questa estrema rimembranza.

— Se Dio è giusto ci rivedremo! — aveva ripetuto Filippo, baciandola un’ultima volta davanti alla chiesetta sulla cui spianata le rose selvatiche olezzavano alla luna.

E non s’erano riveduti, e non si rivedrebbero mai più, e non dovevano rivedersi neppure in sogno.

— Perdonatemi, Vergine Santa, inaridite queste labbra che bestemmiano, infrangete questo mio cuore....

Ma mentre l’io superficiale così pregava, l’io interno e profondo gridava ancora la ribelle bestemmia.

La fragranza delle rose riportava la visione della spianata della chiesetta, ove le rose selvatiche avevano assistito agli ultimi addii: e le stelle limpide guardando dagli altissimi cieli parevano pianger lagrime di perla.

Silvestra rientrò nell’oratorio e provò ancora a prostrarsi, a baciare il suolo e battersi il petto; ma la Grazia non tornava più; e nella porpurea irradiazione della lampada, la percezione velata dalla febbre vide passare una lunga