Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/177

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— Temevo... credevo...

— Che cosa credevi? che cosa temevi? dimmelo...

Avvicinò ancor più il volto al viso di lei; le prese e strinse la mano appoggiata al suo braccio: allora anch’ella si pentì, dandosi tutto il torto per la cattiva sera ch’entrambi avevano passato.

— Scusami, Stène. Ero adirata per l’affronto di.... (stava per dire tuo padre, ma nella delicatezza del momento disse:) — Serafina. Entrando poi ti vidi così accigliato che ho creduto di disturbarti...

— Perchè non la mandi via quella ragazza? — domandò egli con dolcezza ed insistenza. — Mandala dunque via: staremo più tranquilli qualche volta. La temi forse? Vuoi che la mandi via io? Vuoi?

Maria provò un forte sentimento di riconoscenza, ma più e più delicata disse con sincerità:

— Non è che la tema; è per risparmiare un dispiacere a tuo padre....

Egli sentì tanta bontà in questa osservazione che per esprimerle la sua subitanea ammirazione si fermò e le baciò la mano.

Poi ripresero a camminar lentamente.

— Macchè dispiacere! Sarà un momento, poi se ne dimenticherà e si troverà meglio anche lui.