Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/229

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VII.


Nonostante l’irrisoria cacciagione che portava nella piccola bisaccia, Stefano rientrò a casa sua sereno e lieto; ma trovò Maria triste, don Piane cupo, e le domestiche d’umore terribile.

Inoltre Ortensia, che da qualche tempo non andava pienamente d’accordo con la compagna, aveva di tratto in tratto un breve sorriso ironico negli occhietti slavati e loschi.

— Burrasca! — pensò Stefano; e sentì anch’egli svanire la limpida serenità portata dalla campagna.

— Cos’hai? — domandò a Maria, che lo seguì nelle camere di sopra.

— Nulla.

— Nulla! E già! non trovi mai altra parola! — diss’egli inquietandosi; — Cosa c’è stato? Sei pallida.

— Proprio nulla, ti assicuro. Ma ho dormito poco stanotte. Ti aspettai sino alla mezzanotte, e avevo paura, tanta paura, non vedendoti rientrare.

— Come? — esclamò egli stupito. — E il figlio di Arcangelo Porri non ti ha portato un biglietto?