Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/23

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disfarlo. Che gli importava del giudizio dei parenti? Nel cerchio della sua indifferenza per il passato parve sfumare anche il puntiglioso e sciocco disamore per Maria: restò solo la sensazione buona della visita, e: — Andrò assolutamente, disse una voce interna con insolita energia.

Cosa dunque accadeva? Nel periodo strano che attraversava, Stefano non aveva desideri definiti; perchè dunque questa volta il desiderio di visitar Maria gli si fissava energicamente in testa? Si rizzò a sedere, e nel movimento che fece destò il cane che stirò una zampa in avanti, scosse la testa e sbadigliò con un leggiero guaito, mostrando i bianchi denti e la grossa lingua color rosa. Poi sollevò gli occhi e fissò Stefano in volto. Spirava tanto intelligente affetto dallo sguardo di Josto, che il padrone sentì improvvisamente rinascere l’affetto per il fedele compagno delle sue caccie, che durante la malattia l’aveva vegliato assiduamente; e chinandosi gli accarezzò il dorso nero e gli tirò lievemente le larghe orecchie.

— Josto, povero Josto!, disse piano, piano, con voce un po’ rauca. — E i tuoi compagni dove sono?

Lietissimo, il cane scodinzolò e gli pose le zampe sulle ginocchia; egli gli carezzò la testa, poi si alzò e si diede a passeggiare lentamente per il salotto.