Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/274

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timido amore poetico del sardo? E la cadenza primitiva di quel semplice motivo non esplicava bene tatto ciò?

Stefano stette ad ascoltare e a guardare con profondo piacere. Un momento ebbe desiderio d’avvicinarsi, chinarsi e baciare quelle lucide labbra che doveano aver fragranza di rose come i fiori del pisello odoroso; ma pensò che il suo intervento, per quanto affettuoso, avrebbe turbato il felice canto del piccolo sognatore, e s’allontanò, serbando impressa nella memoria la delicata visione del quadretto veduto e della piccola melodia udita.

Rientrò calmo e freddo nella sala delle udienze. Il momento era solenne. Si stava per pronunziar la sentenza; la folla taceva; divenuto pallidissimo, l’accusato tremava; e sopra ogni cosa parve a Stefano distinguere la rigida persona del vecchio Gonnesa, i cui occhi turchini brillavano nella luce intensa del pomeriggio.

E nuovamente, appena fu là dentro, davanti alla immane rappresentazione (egli disse fra sè commedia) che decideva il destino di più persone, Stefano smarrì la sua serenità di spirito, e un’angosciosa sensazione d’ansia, di attesa e di inquietudine gli strinse il cuore.

La sentenza fu letta.

Egli ascoltò e sentì; ma in pari tempo gli risuonò entro le orecchie una vibrazione me-