Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/279

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l'aurora, il cadenzato grido dell’assiolo e il gorgheggio degli uccelli acquatici gl’infondevano una gradevole sensazione di vita e di serenità.

Dopo tutto, sempre più forti e vibranti gli risalivano dal fondo dell’anima le parole dette la sera prima a donna Maurizia:

— Io non ho fatto male a nessuno: io non temo nessuno.

E cercò d’acquetarsi pensando che egli era passato soltanto come una comparsa, nel tragico quadro del fatale processo.

— Una comparsa? — disse in fondo alla coscienza una voce ironica ed amara; — non sarai mai altro che una comparsa, o uomo scialbo, o uomo debole e vuoto? Non potevi tu esser ben altro?...

E questa voce, forse la stessa che un giorno, un momento suscitata dalla musica del selvaggio torrente, sotto gli ulivi della lontana valle, aveva gridato imponendosi, voleva anche ora sollevarsi e chiamare; ma egli, non volendo nè potendo sentirla, la ricacciò in fondo alla coscienza; e quella, spegnendosi in triste mormorìo, tacque.

La luce cresceva; l’orizzonte si fasciava di ametiste liquefatte in un lago d’oro; giù per le chine scoscese, sopra e sotto lo stradale, dalle ginestre piovevano grappoli di accesi fiori gialli; campi di puleggi fioriti impregnavano il paesaggio d’acute fragranze palustri; e in