Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/41

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ella trovò qualche cosa del morto e del suo amore: e rientrò tremando.

Fatti pochi passi, Stefano si fermò stupito e incantato sullo stradale: la luna alta e purissima illuminava gli orti e il fiumicello; l’acqua glauca scintillava sotto i chiari pioppi vanescenti e scorreva nel silenzio lunare cantando, cantando dolcissimamente. Domani ritornerò, disse Stefano fra sè, guardando con un pazzo desiderio il cielo, quasi invocando l’alba lontana; e rimase a lungo così, davanti ai grigi pioppi sfumati nelle trasparenze lunari, sopra il ruscello corrente, che nella sua monotona melodia forse cantava: Don Stene, don Stene, ritiratevi, svegliatevi! la notte è limpida, ma fredda e insidiosa; dal cielo di platino stillano le gemme velenose della brina e qualche vostro nemico può passare! Chi sa se domani potrete levarvi con l’alba, chi sa se domani potrete ritornare!....