Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/60

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Stefano pensava: Perchè ho fatto venire Maria? Resterà lungo tempo qui? — E provava una confusa dolcezza nel vedersi vicini e riuniti il padre e Maria; e s’avvedeva che anche il vecchio subiva l’irresistibile fascino della giovane donna; ma fino a quando? Certo, finchè non ricadeva sotto l’insidiosa e pettegola suggestione delle domestiche e specialmente di Serafina.

— Vuoi qualche cosa ora? — domandò Maria. — È tardi.

— Come vuoi.

Ella andò verso la porta del salottino, chiamò, e siccome nessuno rispondeva, s’azzardò a scender le scale, ansando lievemente, quasi s’avventurasse nell’improvvisa esplorazione di un mondo sconosciuto e pieno di occulti pericoli.

Stefano udì l’armoniosa voce, che chiamava Serafina, allontanarsi, scendere, risuonare per tutta la casa; e solo allora potè, nella mente annebbiata da una gran debolezza fisica, rispondere alla domanda che faceva a se stesso: — Perchè ho fatto venir Maria?

La vibrazione della voce armoniosa, che si perdeva nel grigio silenzio della scala e negli angoli delle stanze deserte, gli diede la sincera risposta, ed egli sentì nitidamente che aveva mentito a se stesso ed agli altri dicendo d’aver desiderato la presenza di Maria soltanto per