Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/62

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alito di brezza che scompigliava i capelli di Maria, ai quali la vivissima luce del verone dava un’irradiazione di rame.

Per tener lieto il vecchio ella parlava e rideva come una fanciulla, ma continuamente volgeva ogni tanto gli occhi verso Stefano: e in quello sfondo di luce vivissima che le bruniva i capelli e le lumeggiava i fini lineamenti, la linea delicata e ridente del labbro superiore dava a tutto il grazioso volto una gaia espressione infantile; e il neo nell’angolo dell’occhio, sprofondandosi nella fossetta che ad ogni sorriso si fermava, accresceva l’incanto del novello fascino.

Sollevato dai cuscini accomodati dietro le sue spalle, con un caldo tepore di convalescente nel sangue rianimato, Stefano guardava: e Maria, che egli la sera prima aveva ritenuta incapace di un giocondo sorriso, ora gli appariva sotto un nuovo aspetto, palpitante di giovinezza e di vita. Era forse l’ambiente, l’effetto della nuova luce che la trasformava? Egli non seppe spiegarselo, ma le si sentì più vicino; gli parve che il fantasma del morto si dissolvesse nella vivida luminosità del balcone, e si lasciò nuovamente prendere dagli ineffabili desideri della sera prima.

Dopo il pranzo Maria indusse don Piane a far un po’ di siesta sulla ottomana del salottino.