Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/93

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Maria avanzò.

— Siediti. — Ella sedette, muta e rassegnata. Egli evitò di guardarla per non essere nuovamente colto da timore, e rimase ritto, dando le spalle alle tende del balcone, sul cui sfondo bianco arabescato il suo viso, contro la luce del lume, appariva più smorto del solito.

— Veramente, — cominciò con fine sorriso, guardando la sigaretta, — la tua ciera non m’incoraggia molto, ma non fa nulla; ti parlerò francamente lo stesso. Non rispondermi però; se è possibile, non aprir bocca, perchè, se tu rispondi, stanotte sento che sono un uomo perduto. Bisogna che tu mediti bene prima di rispondermi, bisogna che tu, savia e accorta e prudente (Maria, non meravigliata dello strano preambolo, si degnò di sorridere, ma ironicamente), — consideri ogni cosa sotto aspetto umano. Senza dubbio hai indovinato perchè mi è venuto il desiderio d’andar stasera alla vigna. Lo hai indovinato?

— Tu vuoi ch’io non risponda! — diss’ella.

— A quello che ti dirò in fine.

— A questo dunque sì? Ma vuoi che ti risponda proprio sinceramente?

— Credo che tu non possa farlo altrimenti.

— Grazie. Dunque, e — senza sollevar il volto un po’ chino, alzò gli occhi guardandolo con malizia, — tu avevi voglia di passeggiare quanto ne avevo io; ma hai voluto uscire per