Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/191

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la via del male 189

teva pentirsi, ricordare, ritornare al passato. Ma intanto l’ordine di scarcerazione non arrivava mai! Perchè tanta ingiustizia nel mondo?

Che diritto avevano gli uomini d’imprigionare uno di loro senza esser certi della sua colpa? Si, aveva ragione l’Antine. Il mondo era una bilancia; da una parte si scendeva, dall’altra si saliva...

La notizia che Maria e Francesco dovevano sposarsi presto mise il colmo al calice amaro che Pietro cercava invano di allontanare dalle sue labbra. Egli diventò furente; scosse con violenza l’inferriata del carcere quasi volesse infrangerla, e gli parve di soffocare.

Lo avessero almeno liberato! Avrebbe potuto fare, tentare qualche cosa: avrebbe pregato, minacciato, ucciso...

L’ultima settimana che passò in carcere fu un continuo martirio di rabbia. Fuori pioveva, pioveva sempre: dalla finestruola sbarrata Pietro non vedeva che una fetta di cielo livido, uniforme, dove passava qualche corvo dal grido rauco.

— Non v’è Dio! Non v’è Dio! — pensava il carcerato. — Se ci fosse non farebbe soffrire così un innocente!

Un giorno però, la giustizia riconobbe il suo errore, e Pietro fu rilasciato libero.