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restando presso i parenti, avrebbe goduto meglio la sua felicità. C’era l’utile e il dolce.

Francesco finì con l’accettare.

La camera di Maria fu rimessa a nuovo, tinta d’azzurro e di rosa; il letto nuziale, fatto venire da Sassari, le sedie, i quadri, lo specchio, formarono la meraviglia di tutto il vicinato.

Per mesi e mesi non si parlò d’altro.

Del resto la fama della camera e del corredo di Maria varcò i confini del misero vicinato; destò persino l’invidia e le critiche dei borghesi, tanto più che le cose venivano esagerate: si diceva che la sposa di Francesco Rosana avrebbe indossato il costume delle dame paesane, cioè gonna di panno ricamata in oro, e corsetto con bottoni d’oro; e che si sarebbe messo i guanti e su junchillo, catena d’oro con orologio.

Tutto ciò era falso; ma queste dicerie lusingavano Maria. Ella viveva di queste piccole vanità.

La mattina delle nozze ella si alzò più presto del solito e si lavò tutta, chiudendo forte la bocca per non inghiottire qualche goccia d’acqua, poichè doveva comunicarsi durante la cerimonia nuziale; poi si vestì, e calzò un paio di stivaletti lucidi, che le strinsero un po’ i piedi, ma glieli resero piccoli ed eleganti.