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232 la via del male

fumante entro il paiuolo di rame o nei recipienti di sughero.

Attraverso la siepe i vitelli guardavano curiosi, coi grandi occhi attenti, e dall’estremità della radura gli alti steli dell’avena, le ombrelle della ferula, gli occhi d’oro dei ranuncoli, cosparsi di rugiada, pareva guardassero, commossi e frementi, quella funzione così sacra e solenne nella sua semplicità primitiva.

Più tardi Maria passava nuovamente al fuoco il formaggio, dopo averlo lasciato alquanto fermentare, e lo riduceva a caciuole in forma di pera. Ella era molto graziosa quando sbrigava questa faccenda: rimboccava le maniche della camicia fino al gomito, ripiegava sulla sommità del capo i lembi del fazzoletto, in modo che si scorgevano i suoi pendenti di corallo, si ripiegava sul focolare acceso e rimescolava destramente il formaggio entro la casseruola di rame. E quando il cacio diventava tutto una pasta elastica e giallognola, ella lo estraeva, lo metteva entro un piatto concavo, gli dava, lisciandolo con le mani bagnate, la forma di una grossa pera e lo gettava nell’acqua fresca; poi ne cominciava subito un altro.

Francesco ed il pastore eseguivano anch’essi, col cacio così ridotto, graziosi formaggelli in forma di animaletti, piccole vacche, cinghiali, cervi, ed anche treccie e statuine che parevano idoletti indigeni, e microscopici cavallini con sella e briglia e relativo cavaliere.