Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/243

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la via del male 241

cinereo, e Francesco non tornava. A poco a poco, ai pensieri dolci e vaghi segui in Maria un sentimento di tristezza, di paura quasi infantile.

Perchè Francesco non tornava? Egli aveva promesso: chi lo tratteneva?

— Io son qui sola, egli lo sa: se non torna vuol dire che qualche cosa glielo impedisce.

Ella s’alzò, attraversò la radura, fissò gli occhi in lontananza. Nessuno. Il grosso cane dell’ovile abbaiò: il suo latrato di cane giovane, chiaro come una voce umana, riempì per un momento il silenzio profondo della sera calda. Maria si rattristò ancora di più.

— Francesco? Francesco?

La sua voce si perdè, piccola, nella tristezza della radura. Ella s’inoltrò fra l’erba, si fermò ancora, si guardò attorno. Non aveva mai, come in quella sera, sentito il mistero del crepuscolo, delle ombre invadenti. Che accadeva laggiù, dietro i boschi già neri? Che vedevano le pietre posate con misterioso equilibrio sopra le roccie, ancora lievemente chiare nell’estremo barlume del crepuscolo? Perchè l’erba ed i fiori scuri e l’asfodelo susurravano al suo passaggio?

— Nostra Signora mia del Monte, Nostra Signora mia del Monte, che è accaduto?

Ella camminò, camminò, varcò il prato, attraversò il bosco. L’ombra s’addensava sotto le quercie, nera, quasi palpabile. Maria provava una strana impressione: le pareva che dei veli si squarciassero al suo passaggio, e il zirlare dei grilli che s’inter-