Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/266

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
264 la via del male


Stavano seduti entrambi nel medesimo posto ove s’erano scambiati tanti baci; chiusi dalla medesima cerchia ove s’era svolto il loro romanzo di passione; qualche cosa del passato gravava nell’aria: la fiamma del focolare, che strideva come cosa viva, e tutti gli oggetti intorno, fedeli testimoni, ricordavano e ripetevano ai due antichi innamorati ciò che era accaduto...

— È mai possibile ch’egli mentisca così? — si domandava Maria. — Qui, qui, dov’egli ha giurato di non farmi mai male?...

— Sì, — ella ricominciò a raccontare, ripetendo la triste lezione, della quale oramai non cambiava più una parola, — sì, me lo hanno sgozzato come un agnello! La sera del ventidue maggio egli uscì per recarsi all’ovile vicino...

Mentre raccontava, ella non cessava di fissare lo sguardo su Pietro.

Anch’egli la guardava, ma i suoi occhi erano freddi e indifferenti, e Maria sentiva in cuore un grande sollievo.

Pensava:

— Sì, egli non mi ama più; mi ha da lungo tempo dimenticata. Il mio dubbio è stato un delirio.

Pietro era mutato anche fisicamente; sembrava più alto, più vecchio; scarno, coi capelli irti e gli occhi freddi e indifferenti: il suo viso abbronzato ora quasi duro, aveva una espressione che Maria non conosceva ancora.

Ma a misura che ella raccontava lentamente, con voce bassa ancora un po’ rauca per il lungo