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70 la via del male

poi venne Sabina e tutte assieme, le due cugine e zia Luisa, gramolarono la pasta inginocchiate per terra intorno ad una tavola bassa. Zia Luisa sudava per lo sforzo, le due cugine chiacchieravano e ridevano, ma non risparmiavano i loro polsi, dimenandosi avanti e indietro, con le cocche dei fazzoletti rigettate al sommo della testa.

Un dolce tepore riscaldava l’ambiente, e dalla piccola finestra e da ogni spiraglio del tetto penetravano raggi di sole, che gettavano lunghe striscie di pulviscolo azzurrognolo attraverso la cucina e macchie d’oro sulle pareti e sul pavimento.

Dopo una notte di pioggia ritornava il sereno autunnale; per tutto il vicinato intorno alla casa dei Noina, rinfrescato e ripulito dalla pioggia e dal vento, si spandeva una frescura, un profumo campestre.

Qua e là giacevano rami stroncati dal vento; i tetti coperti di musco giallognolo fumavano. Verso la montagna gruppi di piccole nubi di un grigiorosato si scioglievano sul cielo inondato di sole; i galli cantavano ancora, le galline erranti per le viuzze scuotevano le ali umide, fregavano il becco per terra, sui ciottoli bagnati e lucenti, lo immergevano nell’acqua delle pozzanghere e poi sollevavano la testa quasi per respirare meglio l’aria del mattino.

Già le donnine d’Oliena dai capelli attortigliati intorno alle orecchie passavano vendendo l’uva passa e la sapa; col loro costume barocco, scalze, con le scarpe in mano, rassomigliavano nei movimenti alle galline vagabonde. La loro vocetta stridula, che chiedeva: Papascja pjaes e fju? Bini