Pagina:Deledda - La vigna sul mare, 1930.djvu/139

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Parlando si era di nuovo avvicinata a lui, e gli tendeva le belle braccia, nude entro il grande calice delle maniche di seta arancione; e lasciava che le falde della veste si aprissero sulle gambe anch’esse nude. Il profumo di giovinezza e di essenza di rosa che emanava da lei come da un fiore vivo investì l’uomo, ridestandogli nei sensi il ricordo di tutto il suo passato bello e tormentoso. Gli sembrò di palpare ancora, con le dita che sembravano polipi, le sete, i velluti, le pellicce e i veli, caldi del fremito delle donne che, più o meno, oltre quella della moda, nutrivano una passione spesso colpevole: passione che gli si attaccava contagiosamente per i loro corpi e le loro vesti.

E fu sul punto di dire di sì; ma il segno beffardo e quasi misterioso della vecchia serva gli tornò in mente: e lo ripeté, identico, in faccia alla leggiadra tentatrice:

— Senta; si rimetta a sedere, ché adesso voglio parlare io. Per conto mio l’aiuterei subito, con entusiasmo. Anzi mi pare già di vederla, nella sala dello stabilimento, sfolgorare, bella fra le belle. Un vestito, ci vorrebbe, per lei, di seta cangiante: color fuochi di bengala, lo chiamavo io ai miei tempi, tra il verde, il viola, l’oro e l’argento. Adesso non so com’è la moda, ma stia sicura che il vestito fatto dal signor Manuel sarebbe il più originale, il più chic di tutti: indosso a lei, s’intende. Ed io, magari, incantato