Pagina:Deledda - Marianna Sirca, 1915.djvu/268

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si fermava, e anche lui, come il compagno, sentiva svegliarsi dentro, ben dentro, una bestia feroce che lo costringeva a volgersi indietro col desiderio di ritornare da Sebastiano per ricacciargli in gola col proprio sangue le parole stolte, gl’insulti vani.

— A me? A me parlare così? malafaccia, vigliacco! Aspetta, marrano, aspetta, — diceva a voce alta, minacciando le ombre dei cespugli.

Poi s’acquetava; gli pareva di sentire un mormorio lontano di preghiera; ed era il silenzio stesso della notte che lo avvolgeva e lo trasportava come un’onda, separandolo dalla sua pena. Allora camminava e camminava, come un sonnambulo, lungo i sentieruoli grigi fra l’erba argentea, sopra l’ombra dei cespugli e dei fiori; e Marianna e Simone con la loro passione fatta più di odio che d’amore, gli sembravano lontanissimi, ai limiti opposti del mondo; e anche lo sdegno stolto di Sebastiano, e l’umiliazione sua stessa e il suo rancore — tutto gli sembrava ombra.

Ma bastava un passo lontano, una pietruzza che rotolava, un uccello che si scuoteva