Pagina:Deledda - Sole d'estate, 1933.djvu/109

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st’anno, come anche gli altri anni, meno però di questo, i topi campagnoli vi fanno strage. Si mangiano le spighe più mature, e rodono anche i gambi: un disastro. E non si trovano rimedi. E mia moglie piange sempre; già, ma lei piange anche quando l’annata è buona. Allora ho pensato che forse, mettendo questo quadretto nell’atrio della casa colonica, la Madonna potrà proteggere il campo, facendo morire i topi.

Il pittore si guardò bene dal ridere: solo osservò a sè stesso, che la sua intenzione, nel dipingere il quadro non collimava precisamente con quella del padrone di casa: il quale, a sua volta, l’assicurò che, al riparo dell’atrio, molto in alto sul muro sopra la porta, con un bel vetro solido, l’opera d’arte non avrebbe mai sofferto danno.

— La prego di non dir niente a mia moglie, per adesso, tanto lei non viene mai al podere. Se sa che faccio questa spesa, sebbene ella sia molto religiosa, le scoppia l’itterizia.

— E allora si fa così: — aggiunse, — si va oggi stesso al podere, col mio biroccino: là si appende il quadro e si fa uno spuntino: alle sette siamo a casa.

— Va be’, disse l’artista, sedotto dall’idea della passeggiata e dello spuntino, ed