Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/443

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lancia tracolla grandemente a favor dei pagani. Oltre il compendio di Eutropio che militò con Giuliano nella guerra persiana, e che conduce la narrazione sino a’ tempi di Valente, oltre le istorie di Zosimo nemico, è vero, de’ cristiani, ma pur degnissimo di studio per essere stato anch’esso commilitone di Giuliano, essi additano in Ammiano Marcellino uno scrittore probo e leale, un critico sagace, uno storico soldato, testimonio oculare delle azioni che descrive, e ciò che più importa, un, direi quasi, cristianizzante pagano, e tale che prestando egli stesso non di rado le armi al contrario partito onde combattere il gentilesimo, fu creduto cristiano veramente, onde non può la fede non meritarsi de’ cristiani. I diciotto libri che di lui ci rimangono, e che terminano con la morte di Graziano c di Valente, non cominciano è vero che col diciottesimo anno del regno di CostanzoG 1, ventitrè anni dopo il nascimento di Giuliano, ma tuttavia tale è la forma della sua narrazione, che tutta o la più pregevole parte essi comprendono della vita del nostro autore.

E se fu in noi pensiero accennare che presso il La-Bleterie la pietà nocque spesso alla critica nelle materie religiose, occorre anche dire che non in esse nocque ella soltanto. Poco contento di aver rappresentato Giuliano in uno sfavorevole aspetto morale, volle far di lui anche un ridicolo personaggio, traendo senza distinzione le notizie della sua vita privata e civile, o da’ profetici invasamenti di S. Gregorio, o da una scrittura burlesca e satirica quale si è il Misopogono. Che Giuliano troppo in sè ritraesse il discepolo della setta Cinica a cui apparteneva, niuno al certo si avviserà negarlo; ma volendo egli appunto in quell’opera dipingere il perfetto Savio della sua scuola, e le austere virtù di lui, onde contrapporlo a’ vizj ed a’ costumi degli Antiochesi, sembra che|bilancia tracolla grandemente a favor dei pagani. Oltre il compendio di Eutropio che militò con Giuliano nella guerra persiana, e che conduce la narrazione sino a’ tempi di Valente, oltre le istorie di Zosimo nemico, è vero, de’ cristiani, ma pur degnissimo di studio per essere stato anch’esso commilitone di Giuliano, essi additano in Ammiano Marcellino uno scrittore probo e leale, un critico sagace, uno storico soldato, testimonio oculare delle azioni che descrive, e ciò che più importa, un, direi quasi, cristianizzante pagano, e tale che prestando egli stesso non di rado le armi al contrario partito onde combattere il gentilesimo, fu creduto cristiano veramente, onde non può la fede non meritarsi de’ cristiani. I diciotto libri che di lui ci rimangono, e che terminano con la morte di Graziano c di Valente, non cominciano è vero che col diciottesimo anno del regno di Costanzo1, ventitrè anni dopo il nascimento di Giuliano, ma tuttavia tale è la forma della sua narrazione, che tutta o la più pregevole parte essi comprendono della vita del nostro autore.

E se fu in noi pensiero accennare che presso il La-Bleterie la pietà nocque spesso alla critica nelle materie religiose, occorre anche dire che non in esse nocque ella soltanto. Poco contento di aver rappresentato Giuliano in uno sfavorevole aspetto morale, volle far di lui anche un ridicolo personaggio, traendo senza distinzione le notizie della sua vita privata e civile, o da’ profetici invasamenti di S. Gregorio, o da una scrittura burlesca e satirica quale si è il Misopogono. Che Giuliano troppo in sè ritraesse il discepolo della setta Cinica a cui apparteneva, niuno al certo si avviserà negarlo; ma volendo egli appunto in quell’opera dipingere il perfetto Savio della sua scuola, e le austere virtù di lui, onde contrapporlo a’ vizj ed a’ costumi degli Antiochesi, sembra che}}


  1. Anno 354
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