Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/149

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atto terzo 139


Melitea. Quel spirito che ha nominato, ce lo farei entrar per mia volontá. Ma indevina mò se m’ama.

Pirino. Egli non ha per altro cari gli occhi suoi, che per mirar voi; nè per altro il suo core, che per serbare inviolabilmente nella sua piú interna parte la bellezza e i vostri costumi: e si gloria piú del titolo di esser vostro schiavo, che di tutti i reami del mondo. Sète sua, foste sua, nè per l’avvenir basterá accidente alcuno a far che non siate sua. Ma ditemi se voi amate lui, e dite il vero, perché subito lo conosco.

Melitea. Io son tanto sua che, per non esser d’altri, voglio piú tosto esser della morte. Dispiacenti solo che, in sì misera fortuna e con tanto mio poco merito, mi sia posta ad amar tanto alto. Ma la costanza del mio amore, l’ostinazione dell’anima e la puritá della mia fede, con la quale sommamente l’osservo e riverisco, parmi che suppliscano all’oltraggio della fortuna, e me ne rendono degna. Ma io dubito che m’ami da scherzo e mi burli da do vero, poiché in tanto tempo che ci amiamo, non ha trovato modo di liberarmi da un vil ruffiano, da un abisso di oscuritá dove sepelita mi trovo.

Pirino. Egli vi ama tanto che, per far libera voi, s’è fatto servo e, per ricomprar voi, s’ha fatto vender per ischiavo e, per rischiarar gli oscuri nuvoli de’ vostri affanni, s’è fatto piú oscuro dell’istessa oscuritá.

Melitea. Io non t’intendo.

Pirino. L’intenderete poi. Ma or vo’ scoprirvi tutte le cose che son passate ne’ vostri amori.

Melitea. Orsú, di’ via.

Pirino. Andando voi a diporto un giorno al Molo, quando il vedeste e foste veduta da lui, gli riempiste gli occhi di tanta meraviglia che non potean saziarsi di mirarvi; perché, mentre si fermavano a contemplar una parte e, come inveschiati da quella, non sapevano dipartirsi, un’altra lo sollecitava e violentava e strascinava a sè, e prima che si fermasse in quest’altra, un’altra se ne offriva, che con altra tanta forza a sè lo tirava; talché vedendosi egli stracco e non potendo mirar tutte, confessò esser vinto e desiava esser tutto occhi per potervi mirar