Pagina:Della biblioteca di monsignor Alessandro Lazzerini e del migliore suo collocamento memoria.djvu/7

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spersa, fosse trasportata, sistemata e collocata in Prato, dove rimanesse aperta a vantaggio de’ giovani studiosi, per tre ore, in tre giorni della settimana. Ora, la riunione non impediva nessuno di questi effetti; anzi, procurava un maggior vantaggio agli studiosi (e questo è il capitale oggetto dell’istituzione), tenendo a loro disposizione i libri per sei giorni invece di tre.

IV.

Ma vi fu un tempo che prevalse nei Rappresentanti del Municipio nostro l’idea d’una Biblioteca separata. Si pose l’occhio su quel lato di questa nostra Residenza, che una volta serviva ad uso di Teatro; e si stipulò con l’Accademia de’ Semplici (rescritto de’ 7 agosto 1840) un contratto di retrocessione (17 settembre anno detto); e si commise a due Deputati di studiare la località, e quasi condurre per mano l’architetto a disegnarvi costruzioni, che dessero spazio comodo a ricovrare l’Archivio del Comune e la Biblioteca Lazzeriniana. Quei Deputati (consigliere Luigi Pieri e dottor Niccola Mazzoni), risoluti per la collocazione della Lazzerini nel locale da adattare, combattevano l’opinione di coloro che l’avrebbero voluta porre nel piano terreno della Roncioniana; e la combattevano con buone ragioni. Quando dobbiamo andare a pigione, dicevano, e pagare settanta o più scudi per l’affitto; è meglio spendere per accomodarsi in casa propria. Ma se l’edifizio fu riattato, se vi fu traslocato l’Archivio, la Libreria rimase dov’era: chè tornava sempre in mezzo l’idea della riunione. Per giungere però a quest’intento bisognava: