Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/103

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libro primo 91

maggiore chiarezza cambiarono poi in quello di Trogloditi1. Costoro poi sono quegli Arabi che stanno su quella parte del golfo Arabico che confina coll’Egitto e coll’Etiopia, dei quali è probabile che Omero abbia fatta menzione; come anche che Menelao dicesse di esservi stato, in quello stesso modo che diceva di essere stato fra gli Etiopi. Perocchè anche i Trogloditi confinano colla Tebaide. E certo Menelao li menzionava non come genti fra le quali avesse mercanteggiato o fatto guadagno (chè non avrebbe potuto essere gran cosa), ma per ispacciarsi grande viaggiatore e per vanto: perocchè era cosa da gloriarsene, l’essere stato in paesi tanto lontani. Ed a gloria fu detto di Ulisse, ch’egli di molti uomini vide le città e conobbe i costumi; ed a gloria dice Menelao:

                             . . . . . . . . . Io so che molti affanni
                             Durati, e molto navigato mare,
                             Queste ricchezze l’ottavo anno addussi.

E troviamo che Esiodo nel catalogo2 dice: E la figliuola di Arabo, cui generarono l’impassibile Ermete,
  1. Da τρώγλη caverna e da δύω entrare, abitare.
  2. È questa un’opera perduta di Esiodo, la quale dovette consistere in una enumerazione di donne illustri, sebbene non se ne conosca il nome preciso. — Osserva poi il Gossellin che l’etimologia adottata qui dall’Autore è incerta, quanto è incerto se sia mai vissuto questo Arabo, personaggio mitologico, di cui non si hanno notizie. Gli sembra molto più naturale il derivare il nome d’Arabia da Ereb che significa notte od occidente, supponendo che sia stato imposto a quel paese da un popolo che in tempi remotissimi occupava la Persia.