Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/124

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112 della geografia di strabone

perficie dell’acque dell’Eussino e di quelle della Propontide, quand’esse trovaronsi ad uno stesso livello, non dovettero esercitare un’uguale pressione tra loro per modo che l’una non potesse essere necessitata a scorrere nell’altra? E quando levatosi l’Eussino ad un livello più alto, la piena soverchiò e proruppe, ed il mare di fuori si mischiò coll’interno (o ch’egli già fosse un mare, o che fosse un lago da prima e divenisse poi mare per la meschianza e preponderanza dei flutti marini), non avranno pigliata amendue una medesima superficie? E dove anche questo sia conceduto, non verrebbe ad esserne impedito il presente discorrimento, non potendo procedere nè dalla maggiore elevatezza del suolo nè dalla sia declività, come vorrebbe Stratone?

Questo raziocinio possiamo trasportarlo anche a tutto il Mediterraneo ed all’oceano Atlantico, e collocar la cagione della loro corrente non già nel suolo o nella declività, ma nei fiumi1; poichè non sarebbe incredibile, nemmeno secondo Stratone, che il Mediterraneo (quand’anche fosse stato da prima soltanto un lago) essendo riempiuto dai fiumi traboccasse finalmente al di fuori a traverso gli stretti delle Colonne, come da cateratte; e che in processo di tempo essendo poi sempre accresciuto il mare esteriore a cagione di questo traboccamento, sia venuto ad uno stesso livello col Mediterraneo, il quale per la prevalenza dell’altro acquistò anch’esso natura di mare.

  1. Cioè nei fiumi che mettono foce nel Mediterraneo.