Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/163

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libro secondo 151

a veruna parte: ma l’ordinar poi che si lasci la linea come l’hanno segnata gli antichi gli è un inclinare ad essi. Egli sarebbe stato più conseguente se avesse dato il consiglio di rinunciare ad ogni geografia; giacchè noi non sapremmo determinare nè anche la posizione delle altre montagne, come a dire le Alpi, i Pirenei, i monti della Tracia, dell’Illiria e della Germania. Ma chi potrebbe stimar più credibili dei moderni gli antichi i quali nel disegno delle carte commisero tanti errori, quanti ne ha notati Eratostene, senza che Ipparco gli abbia punto contraddetto?

Le cose poi che vengono appresso sono piene di grandi perplessità. Veggasi in fatti quante assurdità s’incontrano qualora, dopo aver detto che le estremità meridionali dell’India rispondono a Meroe, e che la distanza da Meroe allo stretto di Bizanzio è di diciotto mila stadii, Ipparco sostenga che dall’estremità meridionale dell’India alle montagne ve n’ha trenta mila. E primamente, poichè è un medesimo parallelo quello che passa per Marsiglia e quello che attraversa Bizanzio (come Ipparco afferma seguitando Pitea), e Bizanzio ed il Boristene, per avviso d’Ipparco stesso, sono sul medesimo meridiano; perciò se noi vogliamo credere con lui che da Bizanzio al Boristene la distanza sia di tremila e settecento stadii, dovremmo dire che questa distanza abbian fra loro anche il parallelo di Marsiglia e quello del Boristene, il quale passerebbe per la Celtica lungo l’Oceano: perocchè procedendo da Marsiglia verso il nord per lo spazio già detto s’arriva all’Oceano.