Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/426

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412 della geografia di strabone

sta la Britannia, più vicina per altro al Reno; sicchè dalla foce di questo fiume può vedersi Canzio ch’è il promontorio orientale di quell’isola. Quella invece della Sequana n’è alcun poco più lungi; e quivi collocò il divo Cesare il suo arsenale quando egli navigò contro la Britannia. Lo spazio poi navigabile della Sequana, cominciando dal punto in cui le mercatanzie vi si possono tramutare dall’Arari, è alquanto maggiore che quello del Ligeri e della Garonna. Da Lugduno alla Sequana avvi uno spazio di mille stadii; e uno spazio minore del doppio dalle bocche del Rodano fino a Lugduno1.

Dicono che gli Elvezii abbondano d’oro; ma che ciò non ostante si volsero al ladroneccio avendo veduto le ricchezze che ne ritrassero i Cimbri; e che due delle loro tribù, le quali primamente erano tre, consumaronsi in quelle spedizioni: ma nondimeno a qual numero fossero poi cresciuti i discendenti di quei che rimasero lo dimostrò la guerra contro Cesare, nella quale perirono circa quattrocento mila combattenti; gli altri in numero di ottomila2 egli comportò che si salvassero, acciocchè il loro paese non rimanesse voto in balia de’ confinanti Germani.

Dopo gli Elvezii abitano lungo il Reno i Sequani ed i Mediomatrici; fra i quali si trovano i Tribocci, nazione germanica trasferitasi colà dal proprio paese. Tra i Sequani avvi il monte Iurasso3 che li divide dagli

  1. Anche in questo periodo la lezione è dubbia.
  2. Cesare dice invece, che i sopravvissuti alla guerra furono cento dieci mila.
  3. Il Iura.