Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/43

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libro primo 31

sta età: di modo che io posso dirne qualche cosa più che i miei predecessori. E questo vedrassi principalmente in que’ luoghi ne’ quali io piglierò a confutarli; meno, per verità, gli antichi, e più invece i successori di Eratostene, ed Eratostene stesso; giacchè quanto più costoro furono di varia dottrina forniti, tanto più riesce naturalmente difficile il discoprire, se mai in qualche parte hanno errato. E se qualche volta saremo necessitati di contraddire anche a costoro, ai quali poi ci accostiamo di preferenza nel corso dell’opera, ci si vuol perdonare: perocchè non ci siamo proposto di contraddire a tutti, ma sì invece di lasciarne molti in disparte, ai quali non sarebbe convenevole di tener dietro; e far poi giudizio di quelli i quali sappiamo che d’ordinario dissero il vero. Non è cosa degna di un filosofo il disputar contro tutti; ma bello è contendere con Eratostene, Posidonio, Ipparco, Polibio e cogli altri di cotal fatta.

Innanzi tutto adunque dobbiamo esaminare Eratostene, recando in mezzo anche la confutazione che ne ha fatta Ipparco. Non è peraltro Eratostene tanto spregevole, da poter dire ch’egli non abbia mai nè veduta pure Atene, come tolse a mostrar Polemone; e nemmanco è tanto credibile quanto si pensano alcuni, sebbene siasi incontrato a vivere, com’egli medesimo dice, con molti eruditi. «Perocchè ve n’erano (dice Eratostene) allora quanti forse non ne furono mai in uno stesso circuito di mura e in una stessa città, e fra gli altri Aristone ed Arcesilao e quelli che fioriron con loro.» Ma questa fortuna, al parer mio, non basta;