Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/434

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valgono massimamente nella caccia degli uccelli. Dormono per la maggior parte anche ai dì nostri sul nudo terreno, e mangiano sdraiati sopra la paglia. I loro cibi compongonsi ordinariamente di latte e di carni d’ogni maniera, ma sopra tutto di porci, così freschi come salati. E sogliono i porci appo loro andar errando pe’ campi, e sono singolari dagli altri nell’altezza, nella forza e nella celerità; sicchè per coloro che non hanno abitudine d’accostarvisi sono pericolosi al pari dei lupi. Hanno questi popoli case di tavole e di graticci, grandi, di forma rotonda, alle quali poi sogliono sovraimporre un comignolo di stoppia. Le pecore ed i porci sono colà in tanta abbondanza, che que’ paesi somministrano lane e salsumi non solamente a Roma, ma sì anche a quasi tutte le parti d’Italia. I loro governi erano per lo più aristocratici. Secondo un’antica usanza solevano eleggere un capo ogni anno; e così pure la moltitudine soleva creare un condottiero degli eserciti: ma ora ubbidiscono per la maggior parte a quanto vien loro comandato dai Romani. Hanno poi ne’ loro concilii un’usanza propria soltanto ad essi. Quando qualcuno disturba o interrompe colui che parla, un ufficiale gli si fa innanzi colla spada sguainata, e minacciando gli ordina di tacere: se costui non cessa, l’ufficiale fa una seconda e una terza volta l’atto medesimo, ed all’ultimo gli taglia tanta parte dell’abito, che la rimanente gli debba essere inutile. Ma quel costume invece ch’essi hanno, rispetto agli uomini ed alle donne, cioè di distribuire fra i due sessi le incumbenze