Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/190

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182 della geografia di strabone

di nuovo quello che dice Menandro introducendo a parlare un uomo sdegnato contro il dispendio1 che fan le donne nei sagrifici. «Gli Dei s’aggravano principalmente sopra di noi uomini ammogliati; perocchè siamo sempre nella necessità di celebrar qualche festa.» E quest’accusa medesima la fa ripetere anche dal Misogine2 dicendo: «Noi sagrificavamo cinque volte ogni giorno; e sette giovani ancelle sonavano il cembalo intorno, ed alcune ululavano.» Di qui pertanto apparisce che sarebbe assurdo il credere che presso i Geti gli uomini più religiosi fossero i celibi: e nondimeno per quello che dice Posidonio e che viene affermato anche dagli altri storici non possiam tralasciare di credere che la venerazione degli Dei presso quel popolo non fosse tanta da astenersi fin anco dal mangiare cose animate. Perocchè si racconta che uno dei Geti per nome Zamolxi servì un tempo a Pitagora, ed apprese da lui alcune delle notizie celesti, come ne aveva imparate alcune altre dagli Egizii, ai quali viaggiando s’era condotto. Ritornato poi alla patria fu bene accolto dai principali e da tutta la nazione, come colui che sapeva interpretare i pronostici. All’ultimo persuase il re di pigliarlo a compagno del regno, siccome capace d’annunziare

  1. Leggo col Coray e cogli Edit. franc. ἀχθόμενον ταῖς δακάναις. Prima leggevasi ταῖς ὰκάταις contro gl’inganni.
  2. Misogine (cioè odiator delle donne) s’intitolò una commedia di Menandro.