Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/227

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro settimo 219

pietra scorrono ruscelli di tiepido asfalto, provenienti a quanto si congettura da bitume liquefatto dal fuoco: giacchè avvi una cava di questo bitume in un colle vicino, dove rintegrasi sempre quel tanto che se ne toglie, convertendosi col tempo in bitume la terra di cui s’empiono le fosse, come Posidonio asserisce. Lo stesso autore poi afferma che la terra detta ampelite la quale si cava a Seleucia Pieria1 è un rimedio contro la rosicatura delle viti; perciocchè quando sia bagnata di olio uccide il verme prima che arrivi alla parte vitale della radice: e soggiunge che una terra consimile fu trovata a Rodi quando egli n’era pritano, se non che avea d’uopo d’una quantità d’olio maggiore.

Dopo Apollonia sono Billiace ed Orico con Panormo sua stazione di navi, e poi i monti Cerauni2: e quivi comincia la bocca del golfo Ionio e dell’Adriatico. Questa bocca è comune ai due golfi; i quali così si distinguono, che il nome di Ionio viene attribuito alla prima parte di quel mare, e il nome di Adriatico si dà al restante fino all’ultimo seno; sebbene poi ora siasi esteso a tutto intiero. E dice Teopompo che il primo di questi nomi viene da colui che condusse i Ionii in que’ luoghi, ed era nativo d’Issa3, l’altro dal fiume Adria.

  1. Città fondata nella Siria da Seleuco Nicatore a’ piedi del monte Pierio.
  2. Pare che Balliace ed Orico fossero nel golfo dell’Aulone. I monti Cerauni od Acrocerauni diconsi ora Monti della Chimera.
  3. Così il Coray. Il testo comune dà la lezione evidentemente guasta ἐξ ὦν τὸ γένος.