Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 3.djvu/86

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78 della geografia di strabone

ciò dalla parte di Cuma: perocchè dal fondo dell’Aorno sino a Cuma ed alla spiaggia vicina a quella città rimane soltanto un istmo di pochi stadii attraversato anch’esso da una via sotterranea. I nostri maggiori applicarono all’Aorno ciò che Omero favoleggia nella sua Necya1; e raccontano che quivi si trovasse una volta un oracolo dei morti, al quale venne anche Ulisse. È dunque l’Aorno un seno profondissimo anche rasente la riva, con angusto ingresso, e per estensione e per natura acconcio ad essere un porto; ma non se ne valgon però, giacchè gli sta innanzi il seno Locrino vasto e pieno di bassi fondi. L’Aorno è tutto chiuso in giro da gioghi scoscesi che gli sono imminenti da ogni lato, tranne quel punto pel quale vi s’entra; ed ora sono accuratamente coltivati, ma anticamente erano ombreggiati da un salvatico bosco con grandi alberi e inaccessibile, sicchè rendevano opaco anche il golfo e opportuno alla superstizione. Gli abitanti circonvicini v’aggiungono anche la favola, che se qualche uccello attraversa sorvolando l’Aorno, cade nell’acqua ucciso dai vapori che ne esalano, siccome avviene ne’ luoghi Plutonii2. Ed anche l’Aorno fu considerato come un luogo Plutonio, e si disse che quivi abitarono una

  1. Necya ([testo greco]) od Evocazione delle ombre è il titolo che suol darai al lib. xi dell’Odissea dove Ulisse vede ed interroga le ombre dei trapassati.
  2. Luoghi Plutonii (e presso i Latini, Ostia Ditis) chiamavansi certi siti d’aria malsana, quasi che appartenessero a Plutone e fossero porte dell’inferno.