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Burocrazia e fisco a Napoli tra XV e XVI secolo

nobiltà napoletana, vivendo a Napoli e a contatto col monarca, si sentiva investita della responsabilità di controllare ramministrazione pubblica di tutto il Regno. Fu giocoforza che venisse meno la fiducia del re nei Maestri Razionali e che, col passar del tempo, fosse conferito sempre maggiore potere all’ufficio amministrativo che sull’esempio della Chambre des compts della monarchia francese era stato introdotto a Napoli sin dai primi re Angioini.1

Ancora durante i primi anni di Carlo I d’Angiò, non diversamente da quanto è dato ritrovare con i sovrani normanni e svevi 962, non si distingue la


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  1. Cadier, Essai, p. 214, trad. it, p. 269, riporta il seguente passo da un documento custodito all’Archivio Segreto Vaticano, arm. XXXV, n. 137, fol. 82, ora edito da B. Mazzoleni, Formularium Curie, p. 165, n. 110: «Camerarius habet officium ad modum Regni Francie; illudque ad illum modum fideliter exercebit et nichil aliud sibi vindicabit». D’altra parte anche nell’amministrazione della Provenza non mancarono innovazioni suggerite dall’esperienza napoletana, come, già con Carlo I, l’introduzione nel 1269 di magistri rationales con funzioni di controllo e giudiziarie in materia finanziaria (Busquet, L’administration, p. 43); gli statuti di Jean Scot, del 1288, prescrivono che la contabilità sia sottoposta all’esame di funzionari speciali, gli auditeurs des comptes, che vengono a costituire una Camera rationum, sottoposta ai Maestri Razionali di Napoli, mentre l’ordinanza di Carlo II del 1297 introduce un razionale «qui devient le centre e la liaison commune de toute l’organisation administrative» (Bourilly-Busquet, Le Moyen Age, II, pp. 590 sg., 593 sgg.); sulle influenze italiane nell’amministrazione provenzale una recente sintesi è in Jansen, Les influences. A partire dal 1302, ritroviamo alcuni magistri rationales, provenzali: «Ces officiers étaient réputés faire partie de la Grande Cour royale de Naples. Ils en constituaient comme une délégations. Ils continuaient à ètre désignés dans les actes comme "magne regie curie magistri rationales". Ils furent d’ailleurs quelque temps encore à exercer leur office comme l’avaient fait en Provence les maitres rationaux de Sicile, c’est-à-dire en qualité d’inspecteurs généraux, et sans qu’aucun ròle permanent et normal leur fut assigné dans l’accomplissement des actes administratifs. Leur installation dans le comté n’en avait pas moins pour effet de ramener de Naples à Aix la direction et le contróle supérieur des finances et du domarne provencaux» (BourillyBusquet, Le Moyen Àge, II, p. 596). Le ragioni addotte per la progressiva perdita d’importanza dei Maestri Razionali a vantaggio della Sommaria trovano ulteriore conferma, per il regno di Alfonso I, nell’insofferenza che questo sovrano rivelò anche per la sottomissione dei funzionari pubblici in Catalogna al controllo delle Corts; cfr. Del Treppo, Il re, p. 293 sg.
  2. Heupel, Der sizilische Grosshof, pp. 110 sgg.