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Pagina:Delle Donne - Burocrazia e fisco a Napoli, 2012.djvu/58

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Burocrazia e fisco a Napoli tra XV e XVI secolo

funzionale di competenze che era ancora incompiuto sotto il regno di Roberto d’Angiò, come si evince da un mandato regio del 1317 98[1].

Il Cadier[2] nega lo sviluppo parallelo di competenze tra Camera e Magistri Rationales. Sostiene l’importanza di questi ultimi che da soli, effettivamente, sarebbero stati preposti alla verifica dei conti. A conferma della sua tesi richiama i Capitula officii comitis camerarii pubblicati dal Minieri-Riccio nell’opera sui grandi Ufficiali del Regno. Ma proprio in tali capitoli troviamo che il Comes Camerarius, accanto a tante altre e particolari incombenze, doveva aver cura della compilazione di una serie di scritture: da un registro delle lettere e dei privilegi, a un quaderno delle entrate e delle uscite; da un libro dei versamenti dei tesorieri e dei cancellieri, a quello delle paghe e degli stipendi

«quae in pecunia fiunt seu per litteras tam in Curia quam extra Curiam;»

dalle entrate e uscite dell'hospitìum Magistri Iustìtiarii agli inventari

quorumcumque animalium et rerum quarumlibet massariarum marescallarum (=marescaliarum, cioè delle stalle) et araciarum Regalium cum oportunis distinctionibus eorundem;

dai quaderni semestrali con le entrate e le uscite dei diversi uffici, ai quaderni contenenti le indicazioni dei residui e dei versamenti dubbi o non perfettamente definiti dai funzionari dipendenti 100[3].

A parte la considerazione che anche le adunanze con i Maestri Razionali, che di obbligo avvenivano in casa del camerario e che certamente comporta

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  1. II mandato del 20 agosto 1317 è transuntato all’interno di un altro mandato del 25 agosto 1317, pubblicato in Toppi, De Origine, p. 246 sg.
  2. Cadier, Essai.
  3. Mi n j er j Riccio, Cenni storici, p. 159 sgg., che si serviva del ms. XII B 45, ce. 34u-36r, della Biblioteca Nazionale di Napoli, allora in suo possesso. Gli stessi capitoli si ritrovano alle ce 91-92 del reg. n. 137 dell’Archivio Segreto Vaticano, arni. XXXV, ora edito da B. Mazzoleni, Formularium Curie, specificamente pp. 184-186. Il Minieri Riccio e la Mazzoleni non si sono tuttavia accorti che un’edizione dei capitoli era già in Ageta, Annotationes, IV, p. 17 sg. I capitoli si ritrovano ancora a Marsiglia, Archives départementales, Cour des comptes de Provence, mss. B 260, ce. 28u-29r, e B 269, ce. 64U-65U. La loro edizione critica e la ricostruzione della loro tradizione documentaria è in Sthamer, Das Amtsbuch, in particolare pp. 153-161. I capitula Officii Comitis Camerarii, del 1295, sono da attribuire a Carlo II