Pagina:Delle biblioteche circolanti nei comuni rurali per Vincenzo Garelli.djvu/58

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di libri, che questi potevano portare alle case loro per leggere nelle ore di ozio. Gli operai non mancarono d’approfittarne; ma si osservò, e non è punto a maravigliarne, che i soli libri si leggevano di racconti o di viaggi. Essi non erano ancora in grado di tentare la lettura di libri più serii. Egli è anzitutto necessario, affinchè si abituino a leggere, che ne trovino un piacere, un interesse nei libri che leggono. Abituati a lavori puramente meccanici, stentano assai a seguitare i ragionamenti, a connetterli e a formare teorie. Essi hanno bisogno di commozioni che li risveglino, di racconti che ne pungano la curiosità, e che li istruiscano senza che quasi se ne avveggano. Non che si abbiano ad eliminare affatto dalle Biblioteche popolari tutti i libri che discorrono di cose serie; perchè per quanto ristretto sia il numero degli operai che ne faranno ricerca, essi non debbono mancare. Importa soltanto di non farsi alcuna illusione a questo riguardo; e se i fondatori delle Biblioteche desiderano che i loro sforzi aggiungano l’intento che si sono prefisso, se vogliono cioè far nascere fra gli operai il gusto della lettura, bisogna che si rassegnino a cominciare dal cominciamento, cioè ad offerire in prima libri più presto dilettevoli che istruttivi, o tali almeno che il diletto e l’istruzione sieno bellamente intrecciati insieme.

Uno dei mezzi migliori per diffondere l’istruzione fra gli operai, senza spaventarli con grossi volumi, sarebbe questo di fondare un giornale a bassissimo prezzo, il quale contenesse frammisti ai racconti di mero diletto brevi articoli sopra i punti più importanti dell’economia politica, dell’igiene, della legislazione, della morale e delle scienze applicate alle diverse professioni.

Ma le Biblioteche che i padroni delle fabbriche ave-