Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/19

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27. Nè fa maraviglia se questi santissimi Vescovi riserbassero gelosamente a sè stessi l’ammaestramento de’ chierici; quando anche quello del popolo con somma difficoltà, e di rado assai, di confidar s’inducevano ad altre mani1: conscii che Cristo avea commesso loro tutto il gregge, cioè Clero e popolo insieme; che sulle loro labbra avea messa la parola, e al loro carattere principalmente legata la missione e la grazia.

28. Con questi sentimenti e con questi costumi del Clero, la Religione del Crocifisso avea trionfato de’ tiranni e degli eretici, e l’invisibile suo Capo le destinava un’altra vittoria non meno bella sulla irruente barbarie. Come sopra toccai, coll’inviare i barbari del settentrione a distruggere la vecchia società de’ suoi fondamenti, avea tolto in mira la superna Previdenza di mostrare al mondo la forza della parola del Cristo, che sopravvive alla distruzione degli imperî e di tutte le opere degli uomini, e che vale a rifonder la vita anche nel carcame e nella polvere, a ricreare la società annientata, e in una forma degna di essa Provvidenza. E vuol notarsi, che quando gli uomini essenzialmente sociali, rotti tutti i vincoli che li legano insieme, avviliti, sparsi, senza ripieghi, senza speranze, naufragano, per così dire, nell’immensità di un oceano di sventure; allora essi ricorrono per un cotal impulso di natura, quasi ad ultima e sola tavola, all’aiuto di potenze soprannaturali, allora si volgono, e si concentrano nella Religione, idea oltremodo dolce a tutti gli sventurati, a’ cui occhi ella fa nuovamente risplendere una speranza, e questa tutto promette nella perdita del tutto, perchè ella è grande come la stessa Divinità. Quindi la Religione, il cui sentimento precede lo sviluppo di ogni mezzo e istituzione sociale, e alla distruzione di ogni mezzo e istituzione sopravvive, si vede sempre alla testa, per così dire, de’ popoli nascenti, o che risuscitano dal loro annientamento: e questa disposizione salutare, che al principio delle nazioni rese figlia della Religione ogni coltura, ogni sociale avvincolamento, dovea prepararsi al tempo della Providenza destinato, che fu il medio evo, anche pel Cristianesimo; acciocchè la Religione sola e tutta vera, non fosse ne’ suoi effetti inferiore alle false o imperfette; e acciocchè, se queste, per contenere qualche particella di verità, aveano pur giovato mirabilmente le sociali unioni, e i sociali progressi de’ popoli, apparisse tanto più giovevole quella, che in sè racchiudeva una verità intera, una pura e piena rivelazione, una grazia redentrice.

I popoli adunque, scossi e oppressi dallo sciagure temporali, ricorsero nelle braccia soccorrenti di quella Religione in cui aveano già conosciuta tanta dignità nell’ordine delle cose spirituali e divine; ed allora per la prima volta chiesero ad essa anche un umano sovvenimento. E le tenere viscere della madre universale de’ fedeli, con quella carità ch’era nata con esse, si commossero a’ bisogni de’ popoli sbattuti, sgomitolati, per così dire, e fu loro conforto, scudo, e reggimento.

Allora il Clero, senza saper come, si vide alla testa delle nazioni; e mentre egli avea ceduto all’invito irresistibile della carità che lo pressava ed urgeva perchè soccorresse alla società traboccata, videsi, per un conseguente

  1. Fu cosa di straordinario onore per S. Giovanni Grisostomo, che S. Flaviano Vescovo d’Antiochia commettesse a lui d’istruire il suo popolo. Questi esempj non erano comuni nella Chiesa: e i Vescovi che primi permisero a’ semplici preti di predicare il Vangelo, furon mossi dalla straordinaria virtù e sapienza di questi. I talenti di S. Agostino indussero il Vescovo di Cartagine Valerio a commettergli l’istruzione del popolo; come i talenti del Grisostomo trassero a ciò S. Flaviano. Lo stesso si può dire della celebre scuola d’Alessandria, istituita fin sotto S. Marco; dove furono maestri sempre degli uomini straordinarii per dottrina e santità. Allora sapevasi quali uomini sono degni d’ammaestrare il mondo, e principalmente nella dottrina di Cristo! Per quale sciagura non si sente più la forza d’una massima sì vera e sì salutare!