Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/21

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zione del pastorale offizio1, debbo servire a tante cure terrene, che non mi ricorda di aver mai servito a tante nella vita laicale. Ho perduto gli alti piaceri della mia quiete; e cadendo internamente, sembra al di fuori che io sia salito. Laonde piango me stesso, cacciato lungi dalla faccia del mio Creatore. Perciocchè ogni giorno io mi sforzavo di uscire dal mondo, e di uscir dalla carne, di rimuovere tutti i fantasmi corporei dagli occhi della mia mente, e di vedere incorporeamente i gaudî superni; e non solo colle voci, ma colle midolle del cuore a Dio anelando gridavo: «A te ha detto il cuor mio: ho creato il tuo volto: il tuo volto, o Signore, io cercherò (Ps. xxvi.). E niente di questo mondo desiderando, niente temendo, parevami di stare in una cotale sommità delle cose tutte; sicchè per poco io credevo compiuto in me ciò che avea appreso della promessa del Signore fatta pel suo profeta: »»io ti solleverò sopra le altezze della terra» (Is. lvii.). Conciossiachè sopra le altezze della terra è levato colui che col dispetto interior della mente calca anche quelle cose che sembrano nel secol presente alte e gloriose». Così dopo d’aver egli nobilmente descritto la dolcezza della vita privata data alla contemplazione, soggiunge, alludendo al carico vescovile che gli era stato imposto: «Ma di repente dalla sommità delle cose sospinto fra il turbine di questa tentazione, caddi ai timori ed agli angori: poichè anche non temendo nulla per me, tuttavia per quelli che a me sono commessi molto impaurisco. Ondechessia mi trovo sbattuto da’ fiotti delle cause, e sommerso dalla fortuna, sicchè giustamente dico: Venni in alto mare, e la burrasca hammi ingoiato» (Ps. lxviii). Desidero tornare al cuore dopo gli affari, ma sono escluso da lui pe’ vani tumulti de’ pensieri, e non posso tornarvi. Quindi è divenuto a me lontano quello che è dentro da me, a tale che non posso più ubbidire alla profetica voce che grida: «Tornatevi, o prevaricatori, al cuore (Ps. xxxviii)» — E di questa guisa seguita lungamente il santo Papa a dolersi perchè «fra le cure terrene non può nè anco riandar colla mente, non che predicar colla voce, i miracoli del Signore ed oppresso in quella dignità dal tumulto de’ secolareschi affari, è divenuto un di quelli: di cui è scritto: »gli hai rovesciati al basso in quella che si elevavano (Psal. lxxii)2».

30. Ma così la divina Providenza, a cui mai non mentisce l’evento, ottenne ciò che volle, di far entrare la Religione del Cristo nella società, o più tosto di creare una società nuova, cristiana. La Religione del Cristo penetrò tutte le parti della società in que’ secoli di mezzo, e per esso si sparse come olio balsamico sopra delle piaghe incancrenite; ella rifuse un nuovo coraggio, una nuova vita nell’uman genere sbalordito, abbattuto, prostrato sotto secoli di sciagure; ella il ricolse in sua tutela materna, ed ei, già vecchio, si vide, per un mirabile giro di prove lunghe e crudeli, ritornato nella età della prima infanzia: ella educò questo suo pupillo, questo nato della divina sua carità; e allora un nuovo seme fu gittato sopra la terra, il quale fruttò tutte le moderne civili istituzioni, voglio dire il seme di una pubblica giustizia, cosa inaudita al mondo antico, cristiana per essenza, cui tutte le umane passioni attentano infaticabilmente di ottenebrare, ma che pure splenderà sempre; imperocchè è impegnata la providenza del Re supremo a conservare l’opera sua, quella providenza che, tutto disponendo a suo libito, ha un fine solo, la massima gloria del Diletto dell’Eterno, i destini glorio-

  1. Questa frase, ex hac moderna pastoralis officii continentia, mostra come quest’imbarazzo de’ secolareschi affari fosse un peso nuovo, a cui l’episcopato non era fino allora soggiaciuto.
  2. Epist. Lib. I, ep. v. Si possono vedere gli stessi lamenti, che fa il santo Pontefice in tutte le lettere del Lib. I, nella lett. 121 del L. ix, e nella I del Lib. xi.