Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/156

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niont, ne seguì che Eurito, non appena conobbe la mossa girante dei Persiani, chiese e vestì le sue armi, comandando a UDO dei propri Itoti di condurlo sul luogo del combattimento. Donde poi narrano, che l’Ilota conduttore tostamente se ne fuggisse; nel mentre che Eurito, precipitandosi nel folto della mischia, cadeva subito estinto. Aristodemo per contro, vinto dal suo poco animo, non si mosse. Ora, io sono persuaso, che se il solo Aristodeuio fosse stato afflitto degli occhi, o se ambidue fossero tornati a casa insieme; gli Spartani non avrebbero mostrata nissuna stizza. Ma al vedere che ubo di quelli era caduto morto sul campo, e l’altro ( che si trovava pure nello stesso caso) non aveva voluto esporsi al pericolo; naturalmente seguì che i Lacedemoni fortemente si adirassero contro di Aristodemo.

230. Nel modo detto, adunque, e con tutto le circostanze surriferite, alcuni dicono che accadesse il ritorno di Aristodemo sano e salvo alla patria. Altri invece spiegano la cosa diversamente: e narrano come costui essendo stato spedito con una special commissione fuori del campo, meutre avrebbe potuto dipoi ripigliare il suo posto fra’ combattenti, non volle; ma indugiandosi perla strada, gli riusciva così di salvarsi. Il compagno invece che egli aveva avuto nella commissione suddetta, non solamente, a tempo acconcio, tornò a combattere, ma lasciò la vita combattendo.

231. Checchessia peraltro di tutto ciò, resta pur sempre vero che. Aristodemo, tornato che fu a Lacedemone, pati ogni sorta di onte e di villanie; a tal punto che nissuno Spartano gli voleva prestare il suo foco (51), né sosteneva